fibromialgia,terapia,sintomi,cause e diagnosi

 

 

 

 

 

 

 

La Fibromialgia (Dolore Emotivo Cronico)

 

 

 

La fibromialgia è una malattia ben conosciuta da oltre un secolo, a cui è stato dato un nuovo nome. E' stata ben descritta dai neurologi francesi dal 1896. Tra questi lo stesso Freud prima ancora che elaborasse l'idea psicanalitica essendo migliaia i casi che venivano all'attenzione dei neurologi quale egli era lavorando alla Salpetriere a Parigi. Negli ambulatori pubblici e privati si cura principalmente con psicofarmaci e miorilassanti, con zero risultati in quanto la pillola magica che cambia il cervello non esiste. NON E' UNA MALATTIA MENTALE, MA UN DEFICIT DELL'ADATTAMENTO CHE DETERMINA SINTOMI.Colpisce quasi esclusivamente le donne, di qualsiasi fascia d'età.
E' un meccanismo di difesa per scongiurare più gravi danni alla salute psico-emotiva dell'individuo. Non solo serve a proteggere da malattie d'organo ma protegge anche dal portare avanti meccanismi autodistruttivi. Una rabbia cronica inespressa e non canalizzata su sintomi fisici può interferire con la sopravvivenza dell'idividuo e della specie. E' per questo che esistono le malattie psicosomatiche. Nella fibromialgia non c'è danno biologico, ma sintomi che nascono come reazione al mal di vivere, esattamente come nella sindrome da fatica cronica (CFS). La ritroviamo solo in persone che vivono nelle società ad alta competizione narcisistica. Coloro che ne soffrono non sono per nulla coscienti della relazione tra la loro insoddisfazione, la rabbia ed il sintomo dolore. Una buona parte di queste persone è totalmente all'oscuro del meccanismo che li tiene in allarme perenne con i muscoli contratti anche mentre dormono. Alla base della fibromialgia c'è una paura prima mai percepita, la quale si esplicita attraverso il dolore che per le sue caratteristiche assorbe tutta l'attenzione del soggetto colpito, e ne impedisce il corretto adattamento alla vita. Questa paura che genera sofferenza anche fisica è fondamentalmente legata alla sensazione di non poter sceglier, "si come la sensazione di non poter agire sulla propria vita, di esserne cioè solo spettatori e non gli attori protagonisti. A volte le persone si sentono in balia delle onde piuttosto che al timone della propria nave"(1). Basta un trauma in più e si scatenano i sintomi. Notiamo che scarsa adattabilità e mancanza di strategie idonee a combattere lo stress vitale, sono preesistenti all'insorgere del dolore. Il dolore non fa altro che rendere ancora più vulnerabile la persona che lo sperimenta. Ecco allora che percepita la loro fragilità, queste persone cominciano a girare da un ambulatorio all'altro convinti di trovare una cura che magicamente faccia sparire il dolore, ed ovviamente non trovano quello che cercano. Anzi, purtroppo, vengono assecondati e gli si fa credere di essere portatori di una malattia rara e incomprensibile alla scienza medica. Nessuno gli dice la verità perchè è scomodo farsi carico di queste persone. Come si fa a spiegargli che soffrono di un disturbo somatoforme (disturbo algico),  molto più semplice prescrivere un miorilassante o un antidepressivo.

Descrizione della fibromialgia
La fibromialgia è un insieme di sintomi che si riscontrano sempre associati - per cui si definisce Sindrome - dovuti ad una condizione psico-fisica che genera una serie di disturbi che insieme determinano la diagnosi probabile. E' la malattia psicosomatica per eccellenza in quanto ne raggruppa diverse nello stesso individuo. Sembra esser dovuta ad un particolare funzionamento delle reti neurali innescato da un forte stress cronico interno o esterno all'individuo, che altera il modo di funzionare dei neurotrasmettitori cerebrali dando così origine ai sintomi riferiti dai fibromialgici. Non è implicata soltanto la serotonina ma almeno altri 5 neurotrasmettitori sono sbilanciati a causa del predetto esaurimento funzionale. Precisiamo che il fatto che i neurotrasmettitori possano essere sbilanciati è una deduzione clinica, in realtà non c'è un esame per definire un neurotrasmettitore come sbilanciato in quanto non è possibile misurare queste molecole a livello cerebrale. Contestualmente anche il sistema endocrino e quello immunitario vengono progressivamente interessati dal malfunzionamento di sui sopra.
Se si applica alla lettera quanto stabilito nel 1990 dall'American College of Reumathology,  solo una microscopica percentuale di persone è affetta da fibromialgia, la maggior parte in realtà soffre di uno o più disturbi somatoformi, ma non è affatto facile distinguerli. Per questo adesso vengono utilizzate strumentazioni diagnostiche avanzate, perchè l'esame dei tender points appartiene alla preistoria medica in quanto non verificabile, soggettivo e quindi inattendibile. Questo è il principale ostacolo al riconoscimento della malattia ai fini previdenziali. In teoria ogni persona leggendo articoli medici o divulgativi sulla fibromialgia può affermare di averla senza possibilità di verifica certa con dati laboratoristici. E poi, diciamolo pure, i criteri dell'American College of Reumathology dopo 20 anni fanno sorridere per la loro inadeguatezza e l'ingenuità con cui sono stati codificati. Solo chi non sa nulla della fibromialgia può ritenerli attendibili. Ve lo immaginate un reumatologo alle prese con un paziente neuro-psichico quale risulta essere il fibromialgico...che volete che faccia: gli prescrive dei farmaci. Peccato che non è così che si cura il disagio personale, familiare e sociale. Tanto vale che ci impasticchiamo tutti ( e siamo su quella strada ahi noi !).
Chi è a rischio di divenire fibromialgico
Tutti coloro che hanno iniziato la propria vita in contesti narcisistici, depressivi, anaffettivi, invasivi, coercitivi, ansiogeni, ossessivi e traumatici. Tali eventi hanno minato la fiducia di base e, soprattutto, la sicurezza in se stessi dando luogo ad una personalità apparentemente resistente che si rivela estremamente debole quando i meccanismi di difesa naturali a causa dello stress cronico finiscono per cedere. Parliamo di persone che non riescono ad estraniarsi da situazioni cariche di sofferenza e che non hanno la forza di abbandonare o, meglio, modificare uno stile di vita nel quale da tempo, si sentono estranei e non si riconoscono più (invischiamento affettivo, sensi di colpa, eccesso di senso di responsabilità e dell'onore, etc etc). Persone particolarmente dipendenti, che si appoggiano continuamente sui familiari e vivono in funzione degli altri (dipendenza e simbiosi). Con una personalità organizzata intorno al mantenimento della propria autostima tramite le conferme provenienti dall’esterno. Con capacità di introspezione assente e conseguente cattiva gestione delle emozioni.
Fisiopatologia
Il perenne stato d'allarme interiore dell' individuo innesca il disturbo dolorifico, poi da questo si ingenera una cattiva qualità del sonno, per approdare infine ad una sindrome depressiva che determina una o più alterazioni del sistema nervoso centrale e periferico. Non hanno una soglia dolorifica differente dalle altre persone, lo abbiamo verificato e chiesto a migliaia di fibromialgici. Il malfunzionamento è altrove, nelle reti neurali cerebrali. Il funzionamento di queste reti oggi è visualizzabile in discreta parte, e mostra qualcosa di  simile a quello che si riscontra nella reazione da stress cronico che a differenza dello stress acuto, segue una logica diversa. La reazione d'emergenza da stress acuto tipicamente ha sempre una causa esterna identificabile e razionale. Nello stress cronico queste cause sono sfumate, coinvolgono la sfera intima dell'individuo, non sono totalmente conscie, pertanto le tracce si confondono per i numerosi adattamenti a cui il sistema nervoso si presta per preservare la sua integrità e consentire la sopravvivenza dell'individuo.
E' questo stress interiore cronico, con cui i fibromialgici convivono che poi finisce col determinare le alterazioni dei neurotrasmettitori cerebrali (serotonina-dopamina-noradrenalina-Gaba,etc) . Dalle modifiche di funzionamentoi dei neurotrasmettitori nascono i sintomi che la persona riferisce. Sintomi, soltanto sintomi, nessun danno a tessuti ed organi, pertanto non si parla di possibile degenerazione nel tempo nel caso della fibromialgia. Clinica
Nella fase iniziale i fibromialgici non hanno sintomi depressivi, ma piuttosto comportamenti e convincimenti (che nel tempo rinforzano) che li fanno sentire dei delusi cronici, vittime di ingiustizie da parte del prossimo. Questo è verissimo, le loro storie parlano spesso di un disagio affettivo nella famiglia di origine, di abbandoni ed incomprensioni nel lavoro e negli affetti.
Poi man mano che il sintomo dolore si fa sentire maggiormente, comincia la ricerca delle cause girando da un medico all'altro e si realizza uno stato depressivo o ciclotimico: periodi brevi di relativo benessere che si inframezzano agli stati dolorosi acuti. A questo punto entrano in campo gli antidepressivi, che modificano la soglia di percezione del dolore.
Ma gli antidepressivi (vecchi o nuovi che siano) agiscono (ammesso che lo facciano realmente) principalmente sul tono dell'umore, consentendo ai fibromialgici di contrastare scarsamente la condizione dolorifica. Sono invece i sintomi che accompagnano il dolore a rinforzare la convinzione di essere dei malati d'organo. Nella totalità dei casi però non c'è nulla di alterato a livello organico, le analisi e gli accertamenti strumentali diagnostici a cui si sottopongono sono nella norma. Ma il dolore fisico e la sofferenza psichica sono veri, l'intera vita relazionale ne risulta compromessa. La psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione la mente con il corpo , ossia il mondo emozionale ed affettivo con il soma (il disturbo), occupandosi nello specifico di rilevare e capire l'influenza che l'emozione esercita sul corpo e le sue affezioni. In passato si parlava di psicosomatica riferendosi ad essa solo in relazione a quelle malattie organiche la cui causa era rimasta oscura e per le quali (quasi per esclusione) si pensava potesse esistere una genesi psicologica. Oggi al contrario si parla non solo di psicosomatica, ma di un'ottica psicosomatica corrispondente ad una concezione della medicina che guarda all'uomo come ad un tutto unitario , dove la malattia si manifesta a livello organico come sintomo e a livello psicologico come disagio, e che presta attenzione non solo alla manifestazione fisiologica della malattia, ma anche all'aspetto emotivo che l'accompagna. Secondo quest'ottica è possibile distinguere malattie per le quali i fattori biologici, tossico-infettivi, traumatici o genetici hanno un ruolo preponderante e malattie per le quali i fattori psico-sociali, sotto forma di emozioni e di conflitti attuali o remoti, sono determinanti . In questo senso l'unità psicosomatica dell'uomo non viene persa di vista e i sintomi o i fenomeni patologici vengono indagati in modo complementare da un punto di vista psicologico e fisiologico. Si parla di psicosomatica non solo come prospettiva con la quale guardare l'evento patologico, ma anche in relazione a sintomi somatici fortemente connessi alle emozioni e in relazione alle cosiddette vere e proprie malattie psicosomatiche. Per quanto riguarda i sintomi psicosomatici , essi, pur non organizzandosi in vere e proprie malattie, si esprimono attraverso il corpo, coinvolgono il sistema nervoso autonomo e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress. Al contrario, sono considerate vere e proprie malattie psicosomatiche quelle malattie alle quali classicamente si riconosce una genesi psicologica (o quantomeno in buona parte psicologica) ed in cui si viene a realizzare un vero e proprio stato di malattia d'organo con segni indiscutibili di lesione.
Quali sono i disturbi e le malattie psicosomatiche?  La varietà dei modelli interpretativi consente solo in modo approssimativo di elencare e classificare le malattie e i disturbi psicosomatici. In ogni caso le malattie che storicamente sono state sempre interpretate come psicosomatiche sono l'ipertensione arteriosa, l'asma bronchiale, la colite ulcerosa, l'ulcera gastro-duodenale e l'eczema. Ultimamente questo elenco si è andato via via infoltendo fino a comprendere: i disturbi dell'alimentazione che si evidenziano intorno ai due eccessi rappresentati dall'anoressia e dalla bulimia con conseguente obesità; le malattie e i sintomi psicosomatici a carico del sistema gastrointestinaledove tra le malattie organizzate c'è, oltre alla colite ulcerosa e all'ulcera gastro-duodenale, la rettocolite emorragica, mentre tra i disturbi psicosomatici sono presenti la gastrite cronica, l'iperacidità gastrica, il pilorospasmo, il colon irritabile o spastico, la stipsi, la nausea e il vomito, la diarrea (da emozione, da esami) le malattie e i sintomi psicosomatici a carico del sistema respiratorio ad esempio la già citata asma bronchiale, la sindrome iperventilatoria, la dispnea, il singhiozzo; le malattie e i sintomi psicosomatiche a carico del sistema cardiovascolaread esempio le aritmie, le crisi tachicardiache, le coronopatie (angina pectoris, insufficienza coronarica, infarto) l'ipertensione arteriosa essenziale, la cefalea emicranica, la nevrosi cardiaca, le algie precordiali; le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema cutaneo ad esempio la psoriasi, l'eritema pudico (rossore da emozione), l'acne, la dermatite atopica, il prurito, la neurodermatosi, l'iperidriosi, l'orticaria, la canizie, la secchezza della cute e delle mucose, la sudorazione profusa; le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema muscoloscheletrico ad esempio la cefalea tensiva, i crampi muscolari, il torcicollo, la mialgia, l'artrite, dolori al rachide (cervicale e lombo-sacrale), la cefalea nucale. la fibromialgia; le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema genitourinario ad esempio dolori mestruali, disturbi minzionali, enuresi, impotenza; le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema endocrino ad esempio ipopituitarismo, iper o ipotiroidismo, ipoglicemia, diabete mellito. Come si spiega l'insorgere del sintomo o della malattia psicosomatica? Esistono molti modelli interpretativi che cercano di spiegare l'insorgenza del sintomo o della malattia psicosomatica. In conclusione si può affermare che le malattie somatiche sono quelle che più strettamente realizzano uno dei meccanismi difensivi più arcaici con cui si attua una espressione diretta del disagio psichico attraverso il corpo. In queste malattie l'ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma (il disturbo); non sono presenti espressioni simboliche capaci di mentalizzare il disagio psicologico e le emozioni, pur essendo presenti, non vengono percepite. In genere il paziente psicosomatico si presenta con un buon adattamento alla realtà, con un pensiero sempre ricco di fatti e di cose e povero in emozioni. Per meglio chiarire si tratta di un paziente che difficilmente riferisce sentimenti quali rabbia, paura, delusione, scontentezza, insoddisfazione. Spesso si tratta di pazienti che hanno difficoltà a far venire alla luce emozioni , che separano dalle cose ogni elemento di fantasia . Tutte le loro capacità difensive tendono a tener lontani contenuti psichici inaccettabili, a costo di distruggere il proprio corpo . In questo senso una persona, incapace di accedere al suo mondo emotivo, potrebbe non percepire rabbia, frustrazione o stress per una difficile condizione lavorativa e neppure immaginare una possibile connessione tra la sua ulcera e le emozioni o i vissuti relativi al suo lavoro. Anche se tali caratteristiche non sono sempre presenti in assoluto in quelli che presentano una patologia psicosomatica, sembra comunque permanga sempre in queste persone una parte dell'io che tende a funzionare in questo modo. (descrizione tratta da Benessere.com)

 

 

Lo stress è il prezzo che dobbiamo pagare per essere umani K. Popper, 1973

 

 

Stress, emozioni, immunità e malattia
Quando siamo stanchi e con il morale a terra ci accade con maggior probabilità di ammalarci di influenza o di notare la comparsa sul nostro volto del fastidioso herpes labiale.Lo stress, poi, quando insorge in seguito ad eventi di perdita emozionale e in condizione di lutto, può creare le condizioni favorevoli per la comparsa di malattie più gravi, comportandosi come concausa nell'insorgenza e/o nel decorso di alcuni tumori e delle malattie autoimmuni.
Si è anche visto che negli individui infettati dal virus dell'AIDS, e che presentano un tono dell'umore, la sintomatologia è più grave ed il decorso della malattia è influenzato in senso sfavorevole. D'altra parte, da vecchia data ormai è parte della saggezza popolare il detto "il riso fa buon sangue", che ci invita a far leva sul senso dell'umorismo per moderare il calo delle difese immunitarie in condizioni di stress. Recente è invece la scoperta che il buonumore preserva dalle infezioni, perché in condizioni di stress mantiene le IgA a livelli ancora sufficientemente elevati e stimola la produzione delle betaendorfine, che potenziano il sistema immunitario.
Questi dati, inspiegabili fino a non molti anni fa, trovano ora possibilità di comprensione nella prospettiva psiconeuroendocrinoimmunologica, che rivoluziona il modo di concepire i grandi sistemi dell'organismo e le relazioni che li connettono. Appare ormai assodato che il cervello, il sistema endocrino ed il sistema immunitario comunicano a vari livelli e sono interrelati attraverso un complesso network in cui sono coinvolte molecole informazionali come neuropeptidi, ormoni, citochine e vari recettori, centrali e periferici. In quest'ottica appare verosimile che le emozioni esercitino un ruolo determinante sullo stato di salute psichico e fisico anche attraverso la loro azione sul sistema dello stress,che contribuiscono a regolare o disregolare.
Ogni attivazione emozionale ha la sua struttura portante nel sistema limbico, definito da Eisler una sorta di "contatore Geiger dello stress" per la sua capacità di reagire tempestivamente a qualsiasi tensione o mutamento dell'ambiente esterno e del mondo interiore. Il sistema limbico è composto da un insieme di nuclei posti al confine tra le attività mentali superiori e quelle inferiori, tra cui spicca per importanza funzionale l'amigdala, che si comporta come una sentinella delle emozioni, cogliendo la tonalità emozionale di ogni esperienza, e come archivio delle impressioni e dei ricordi emotivi fin dalla vita prenatale. Quando riceve i segnali di pericolo dalla vista e dall'udito è in grado di attivare il sistema dello stress attraverso le sue efferenze con l'ipotalamo, che ricevendo segnali da varie strutture del sistema nervoso funziona come una centrale di scambio nella regolazione del benessere mente-corpo.
Il sistema immunitario è regolato a due livelli: il primo livello è costituito dai meccanismi intrinseci di regolazione posti sotto il controllo genetico e assicurano il funzionamento di base del sistema stesso, il secondo che si sovrappone al precedente e modula la reattività immunitaria nelle sue varie fasi. Quest'ultimo livello di regolazione è dato da complessi meccanismi nervosi ed endocrini che fanno sì che stimoli di natura emozionale modifichino la suscettibilità alla malattia, attraverso alterazioni della funzionalità immunitaria che possono insorgere sia nel suo versante umorale che in quello cellulare.
Il Sistema Immunitario (Maria Vittoria Bossolasco)
Tra i tre sistemi relazionali di base, il sistema immunitario è quello caratterizzato dalla maggiore inerzia emozionale e dalla maggiore rigidità degli automatismi di autoregolazione. Questo comporta che le modificazioni del sistema immunitario prodotte da stimoli emozionali siano secondarie alle modificazioni indotte dagli stressor sul sistema endocrino e sul sistema nervoso vegetativo. L'interesse recentemente sviluppatosi per lo studio dei rapporti tra stress e sistema immunitario ha portato a vari studi sperimentali sistematici non solo negli animali ma anche nell'uomo, con risultati molto interessanti. Alcuni studi sembrano fornire interessanti informazioni sui possibili mediatori neuroendocrini implicati. Spesso si è osservato nei soggetti che si sarebbero ammalati, un aumento consistente degli ormoni dello stress, come il cortisolo e l'adrenalina, nei giorni precedenti la comparsa della sintomatologia. Tuttavia questi dati non permettono di confermare in modo definitivo l'ipotesi che anche nell'uomo lo stress emozionale, attraverso la mediazione di alterazioni neuroendocrine, produca un'aumentata suscettibilità alla malattia.
In situazione di stress acuto entra in azione l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene con liberazione di adrenalina e cortisolo: lievi rialzi di tali ormoni hanno un effetto potenziante la funzionalità immunitaria, contribuendo alla mobilitazione dei leucociti periferici dai depositi. Si tratta probabilmente di una risposta adattiva, al pari di altre evocate dalla situazione di stress, come l' incremento del tono cardiovascolare e polmonare, l'aumento della pressione arteriosa, l'attivazione del sistema muscolo-scheletrico ed il miglioramento della capacità di concentrazione e dell'attenzione.
Diversamente, in situazione di stress cronico, questi ormoni collocano la risposta immunitaria su una posizione inadatta sia a combattere microrganismi e tumori, sia a preservare la tolleranza immunitaria nei confronti della propria identità biologica. In questi casi, il livello plasmatico del cortisolo può aumentare sino a triplicare i valori corrispondenti al picco circadiano, esercitando un potente effetto immunosoppressivo che contribuisce all'instaurarsi del terreno organico che rende l'individuo vulnerabile a malattie infettive spesso banali e transitorie, a volte molto più serie e compromettenti.
Il sistema immunitario è anche sensibile ad altri ormoni che sono prodotti durante lo stress psicologico: il GH, il TSH, la prolattina, l'ossitocina, la vasopressina, il testosterone, le prostaglandine, gli oppioidi endogeni, la melatonina. Le risposte ormonali multiple indotte dallo stress possono essere in interrelazione tra loro, e proseguono tuttora le ricerche volte ad indagare il loro effetto metabolico ultimo a livello delle cellule immunocompetenti.
Dati sperimentali e clinici mettono in evidenza che in molti casi le emozioni, i traumi, gli eventi stressanti, sono in grado di disregolare il sistema dello stress,con ripercussioni sulla funzionalità immunitaria. In conseguenza a stati di attivazione emozionale, soprattutto se intensi e protratti, sono state rilevate varie alterazioni dei parametri immunitari: depressione e ritardo nella sintesi di anticorpi, riduzione della reattività dei linfociti B e T ai mitogeni, dei fenomeni di ipersensibilità immediata e ritardata, della citotossicità NK, della produzione di interferon, del numero dei linfociti T suppressor e persino la comparsa in circolo di autoanticorpi.
Ma non sempre si registrano tali variazioni: si potrebbe affermare che la reazione emozionale di per se stessa non ha un significato patogeno, ma deve essere considerata una reazione fondamentalmente adattativa e utile, in analogia allo stress fisiologico. Al contrario, assumono un significato patogenetico le modalità sbilanciate o asimmetriche di espressione emozionale.
L'entità delle alterazioni biologiche, in presenza di eventi esistenziali stressanti,non è in relazione con la semplice presenza di uno stressor, con le sue caratteristiche oggettive, ma dipende anche da variabili relative all'individuo,come la valutazione cognitiva dello stimolo e la reazione emozionale che esso suscita nell'individuo, oltre che con lo stile individuale di affrontare le situazioni di stress.

 

 

 

 

Privacy: noi non utilizziamo alcun database riguardo i tuoi dati e non raccogliamo informazioni sui nostri visitatori web. Ci impegniamo a rispettare i requisiti legali della privacy e sulle informazioni mediche .
Disclaimer: le informazioni fornite sul sito hanno lo scopo di integrare e non sostituire qualsiasi consiglio o informazione di un professionista sanitario. Noi non riceviamo fondi dai nostri inserzionisti.